"Per esempio, il fatto di ricondurre tutto quanto esiste ai quattro elementi fondamentali ( che sono poi anche quelli della fisica aristotelica: terra, aria, acqua, fuoco) è un fatto che dal punto di vista artistico è molto stimolante. Il fatto che esista un elemento terra che prescinde dal suolo, dall’argilla, che si unisce e nel contempo si contrappone agli altri elementi, che è latente in ogni cosa, giacché non si può immaginare un oggetto composto solo di terra, è – dal punto di vista del lavoro – qualcosa di assolutamente affascinante. E poi bisogna sapere che il fuoco è due volte più rarefatto dell’aria, tre volte più mobile e quattro volte più attivo; che l’aria è due volte più attiva, tre volte più rarefatta e quattro volte più mobile dell’acqua; che l’acqua è due volte più attiva della terra, tre volte più rarefatta e quattro volte più mobile. Così il fuoco ha lo stesso rapporto con l’aria che l’aria ha con l’acqua e l’acqua con la terra, e, reciprocamente, la terra con l’acqua e l’acqua con l’aria e l’aria col fuoco…"
Opere

Colla di pesce - desertificazione

Grafite

Le cinque stagioni

Macchina alchemica

Macchina alchemica

Nove tele acide

Scritto
Biografia
Claudio Costa è nato a Tirana (Albania) nel 1942 da genitori italiani. Ha studiato architettura al Politecnico di Milano dal 1962 al 1965. Esordisce nei primi anni Sessanta con dipinti e disegni tra Informale e Pop Art per approdare nel 1968 ad una ricerca tra Arte Povera e Concettuale documentata nella personale del 1969 alla Galleria La Bertesca di Genova, che all’Arte Povera aveva dato i natali nel 1967 con la prima mostra a cura di German Celant. Da questo importante episodio prende inizio la mostra di Villa Croce che espone alcune delle opere realizzate tra il 1968 e il 1969 come “Spine”, “Vela”, “Cuneo” e altre senza titolo, caratterizzate da un uso simbolico ed evocativo dei materiali naturali come l’ardesia, il legno, il metallo e le piume. Nel 1962 vince a Milano il Premio Diomira per il disegno e nel 1963 il Premio San Fedele. Nel 1964 vince la borsa di studio per l’incisione indetta dal governo francese; quindi va a Parigi a lavorare nell’atelier di Hayter, dove incontra Duchamp. Nel 1968 si stabilisce in Italia, a Rapallo dove ha modo di conoscere lo scrittore Ezra Pound. Il tema centrale della ricerca di Costa verte sul significato della vita e della morte e quindi sul concetto di tempo e spazio, come ineliminabili categorie della vicenda umana; nei lavori sui materiali del 1970 e in particolare nelle opere “Colle” e “Tele acide” attribuisce all’opera le caratteristiche di un organismo umano con un suo destino non modificabile neppure da parte dell’artista. Così la colla di pesce o di coniglio spalmata liquida sulla tela libera o intelaiata subisce, in relazione ai cambiamenti atmosferici, contrazioni e dilatazioni simili ad un faticoso respiro,
laddove la tela o la carta trattata con l’acido dell’acquaforte è soggetta ad un inesorabile processo di erosione. Negli anni Settanta la sua ricerca sull’uomo e sulle sue radici si trasferisce ben presto
dall’individuo alla specie, dando vita alla cosiddetta fase antropologica dell’opera dell’artista che si rivolge al passato remoto della preistoria e alla ricostruzione in calco degli utensili e delle sembianze stesse dell’uomo. Nel 1973-74 realizza un ciclo di opere sui Maori della Nuova Zelanda; questa operazione capovolge il principio duchampiano della decontestualizzazione dell’oggetto per
ricondurlo al contesto in cui l’oggetto è stato ricostruito in una sorta di risemantizzazione globale dell’uomo e della cultura contadina. Con la sua partecipazione alla Biennale di Venezia del 1986 consacra la fase alchemica, caratterizzata da una figurazione visionaria e surreale e ad un ritorno alla pittura e al colore. Nel 1986 inizia la sua attività d’artista terapeuta presso l’ex ospedale psichiatrico di Quarto, dove fonda l’Istituto per le forme e le materie inconsapevoli. Gli anni Novanta sono caratterizzati da una sorta di viaggio a ritroso che l’artista compie su se stesso,
rivisitando i temi della preistoria e della cultura contadina di Monteghirfo in Liguria, nella dimensione effimera e altamente simbolica della ruggine, metamorfosi spontanea della materia e
nuova efficace rappresentazione del fluire del tempo. Dal 1990 iniziano i suoi frequenti viaggi in Africa e nel 1992 fonda il Museo omonimo.
Scompare improvvisamente il 2 luglio 1995.