"... mi chiedo spesso, a volte anche a voce alta, il senso del mio impegno artistico all’interno della comunità nella quale risiedo (non mi riferisco, ovviamente, alla comunità locale, bensì alla civiltà occidentale in primis… quindi alla comunità mondiale in genere) ....
Il mio impegno nell’arte, appunto non può prescinde dal mio impegno civile. “Contro-E-Vento” è un grande stimolo intellettuale e creativo nel quale recupero il mio senso primordiale del fare arte."
Opere

Esperienze reggiane

Fohn

Il mare non bagna Genova
Biografia
Alfonso Bonavita è nato ad Amantea in provincia di Cosenza nel 1962.
Artista filosofo, cronista mai giudice, racconta nei suoi lavori il divenire quotidiano. È l’uomo che interessa a Bonavita, l’uomo all’interno della frenetica società contemporanea in cui imperversa una cultura individualista che esalta il culto del corpo e l’immagine esteriore. Una società in cui ci si muove molto e si pensa sempre meno. Protagonista assoluto delle sue opere, l’uomo è rappresentato col volto privo di lineamenti e deformato nelle proporzioni, una sorta di gigante microcefalo dagli arti sviluppatissimi, la cui espressività è legata al caparbio uso delle ombre e dei chiaroscuri. La necessità di sperimentazione dell’artista trova espressione nell’uso continuo di materiali diversi: giornali e rotocalchi per lo sfondo e poi intonaco, fili di ferro, stampe digitali elaborate con l'aerografo, acrilici, penne ed oli. I lavori di Bonavita risentono indubbiamente dello stretto rapporto dell’artista con la scultura, particolarmente evidente nello sviluppo estremo dei volumi umani che conferiscono tridimensionalità alle tele. La letteratura, i saggi, la filosofia sono poi i campi d’indagine da cui trae ispirazione. Legge, pensa, dipinge e scrive. Assegna un titolo a ciascuna opera, giochi di ossimori e contrari o semplici riferimenti al soggetto e riporta frequentemente sul retro delle tele citazioni tratte da saggi e classici o considerazioni personali legate alla genesi dell’opera. Il leitmotiv dominante della sua opera è la “raffigurazione” dei pesanti silenzi dell’anima, a volte ingombranti, a volte complici, a volte patologici o salubri. Tutta la sua ricerca lo ha condotto su un unico pensiero: la dissoluzione delle forme sospinte dall’incalzante avanzata dell’assenza. L’esperienza creativa dell’artista oscilla all’interno di un percorso mentale che lambisce da un lato la parodia e dall’altro il paradosso: la metafora da un lato e la dissacrazione dall’altro dichiarano in maniera artisticamente indipendente il suo punto di vista sugli individui e sul mondo nel quale essi si muovono e che, paradossalmente, a gran parte di loro è precluso e/o sconosciuto. In Bonavita appare con insistenza una frontalità antagonista, critica, sempre pilotata da
un desiderio corrosivo di evidenziare i punti di non ritorno della società contemporanea. Le sue messe in scena, le sue rappresentazioni, narrano di situazioni legate all’isolamento e raccontano il disagio del diverso, dell’escluso costretto ai margini da una società che rifiuta quello che non è
riuscita a stereotipare. Espone dal 1993 in numerose gallerie italiane; nel 1995 realizza il murale “La vittoria dei Fiesco” per il comune di Cogorno a Genova e nel 2003 realizza la scultura monumentale intitolata “Utopia del volo” per la piazza del mercato di Origgio, in provincia di Varese.
Vive e lavora a Genova.